Il mito del porto crocieristico di Messina

Messina è per antonomasia la “Città dello Stretto” da sempre oggetto di narrazioni mitologiche e di leggende. Al mito di Saturno (Crono) viene ricondotta la caratteristica formazione geologica del porto crocieristico di Messina: egli con una falce evirò il padre Urano e quest’ultimo, adirato, lanciò l’attrezzo in direzione dello Stretto originando quella lingua di terra dalla particolare forma di falce. Fu poi il mitico gigante Orione, figlio del dio Nettuno, che su incarico del re Zanclo adattò la falce a bacino portuale. La separazione della Sicilia dalla Calabria, con la conseguente formazione dello Stretto di Messina, viene attribuita ad un poderoso colpo di tridente del dio Nettuno (Poseidone).

E poi, ancora, il mito di omerica memoria di Scilla e Cariddi, i due terrificanti mostri, terrore dei naviganti per millenni, giustifica i pericolosi gorghi (fra cui quello detto “u Garofalu”, proprio al di fuori del porto) che interessano questo tratto di mare. Ed, altresì, la leggenda della Fata Morgana identificata oggi in un raro, se non unico, fenomeno di rifrazione ottica. Infine, la leggenda di Colapesce, prodigioso pescatore dello Stretto che, in fondo al mare, vide la colonna Peloro sulla quale poggia la cuspide settentrionale della Sicilia quasi in punto d’infrangersi. Allora, temendo che la sua Messina potesse sprofondare da un momento all’altro, volle sostituirsi ad essa e corse a sorreggerla per l’eternità.

Fonte: Porto di Messina